Il patrimonio artistico e storico di Firenze è davvero ragguardevole; visitare tutti i luoghi che meriterebbero di essere conosciuti richiede alcuni giorni, ma, in mancanza di tempo, segnaliamo quei tesori che non possono assolutamente essere tralasciati.
E' la sede municipale di Firenze, si affaccia in piazza della Signoria e rappresenta la migliore sintesi dell'architettura civile trecentesca cittadina ed uno dei palazzi civici più conosciuti d'Italia. Detto Palazzo Ducale, fu dimora di Cosimo de' Medici dal 1540 fino al 1565 quando la famiglia si trasferì in Palazzo Pitti (da quel momento preso la denominazione di Palazzo Vecchio). Nel corso dei secoli la pianta del palazzo si è notevolmente ingrandita fino a rappresentare un intero isolato; la facciata più corta si affaccia sulla piazza ed è sormontata dalla merlata torre arnolfiana. Palazzo Vecchio ospita, dal 1871, alcuni uffici comunale ed il gabinetto del Sindaco, oltre al museo omonimo di cui segnaliamo al primo piano il Salone dei Cinquecento, dove è conservato la scultura marmorea Genio della Vittoria di Michelangelo ed al secondo piano la Sala dei Gigli in cui trova posto la celebre statua bronzea Giuditta e Oloferne di Donatello.
La pregevole costruzione in stile romanico a pianta ottagonale, dedicata al Santo Patrono di Firenze, sorge sulla piazza omonima. Ha ospitato sino al XVI secolo un fonte battesimale citato da Dante nella Divina Commedia, che è stato poi smantellato. La grande cupola (ampia circa la metà di quella del Duomo) presenta un rivestimento a mosaico su fondo dorato la cui realizzazione richiese oltre trent'anni di lavoro. Le porte in bronzo sono forse la caratteristica più nota: la porta di Lorenzo Ghiberti, rivolta a Nord, è stata realizzata fra il 1402 ed il 1424, è suddivisa in 28 formelle, di cui le prime 20 superiori narrano scene del Nuovo Testamento, le ultime due file mostrano i quattro evangelisti e quattro Dottori della Chiesa; le porta che si pare sul lato sud è la più antica (1330-1336) ed è opera di Andrea Pisano: anche questa è composta da 28 formelle di cui le prime 20 rappresentano scene della vita di San Giovanni Battista e le restanti recano personificazioni delle virtù teologali (Fede, Speranza, Carità e in aggiunta l'Umiltà) e delle quattro virtù cardinali (Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza). La porta che si apre sul lato est, quello di fronte al Duomo venne definita da Michelangelo "del Paradiso" per la sua bellezza: realizzata tra il 1425 e il 1452 dall'orefice e scultore Lorenzo Ghiberti è una delle opere più famose del Rinascimento. Purtroppo fu danneggiata dall'alluvione del 1966 e i rilievi sono stati sostituiti da copie, mentre gli originali restaurati, si trovano custoditi nel Museo dell'Opera del Duomo.
Con i suoi 85 metri d'altezza è torre campanaria della Cattedrale di Santa Maria del Fiore che si affaccia su piazza del Duomo. Giotto ne iniziò l'edificazione nel 1334, alla sua scomparsa i lavori furono portati avanti da Andrea Pisano e poi conclusi da Francesco Talenti nel 1359. L'impronta di Giotto è ben visibile nel rivestimento in marmi bianchi, verdi e rossi e soprattutto nel grandioso ciclo figurativo che adorna il basamento del campanile. Dalla terrazza si gode di un magnifico panorama della città.
Dedicata a Santa Maria del Fiore (in cui il fiore è il giglio, simbolo della città), fu, nell'anno della sua ultimazione 1436, il più grande edificio religioso d'Europa; a tutt'oggi è al quinto posto, preceduta solo dalla Basilica di San Pietro, dalla Cattedrale di San Paolo a Londra, dalla Cattedrale di Siviglia e dal Duomo di Milano. La navata centrale è lunga ben 153 metri mentre il basamento della cupola è largo circa 54 metri. La caratteristica però più straordinaria è l'immensa Cupola del Brunelleschi, la più grande cupola in muratura mai costruita (i lavori richiesero 16 anni) ed al suo interno vi è la più grande superficie mai decorata ad affresco; 3600 metri quadri, eseguiti tra il 1572-1579 da Giorgio Vasari e Federico Zuccari sul tema del Giudizio Universale, scelto da Granduca Cosimo I de' Medici. Molte delle decorazioni interne della chiesa sono state rimosse nel corso del tempo, a volte distrutte a volte spostate nel vicino Museo dell'Opera del Duomo, ma racchiude ancora preziose opere d'arte come il monumento a Giovanni Acuto di Paolo Uccello, il monumento a Dante e alla Divina Commedia di Domenico di Michelino, la Sagrestia nord, "delle Messe" con tarsie del '400 realizzate da Agnolo di Lazzaro, che aveva tra i suoi collaboratori lo Scheggia, fratello di Masaccio, e Antonio Manetti, sostituiti poi da Giuliano da Maiano e Giovanni da Gaiole. Un'altra pera di grande rilievo fu la realizzazione delle quarantaquattro vetrate della cattedrale, uno dei cicli più cospicui in Italia: le più antiche, della fine del '300, furono disegnate da Agnolo Gaddi, Ghiberti (navate e tre vetrate della facciata e tutte quelle della Tribuna e delle cappelle absidali) mentre quelle circolari per il tamburo della cupola furono realizzate negli anni tra il 1430 ed 1440 su modelli forniti da Ghiberti, Donatello, Andrea del Castagno e Paolo Uccello.
Unisce le due sponde dell'Arno nel punto più stretto ed il ponte più antico della città e uno dei suoi simboli. L'attuale ponte in pietra è del 1345, ma la prima versione in legno risale all'epoca romana. Ospitò le botteghe dei macellai, ma, dopo la costruzione del corridoio vasariano (un lungo passaggio sopraelevato che mette in comunicazione Palazzo Vecchio con Palazzo Pitti e passa sopra le botteghe del lato orientale del ponte; attualmente il Corridoio vasariano fa parte della Galleria degli Uffizi) le botteghe furono occupate da orafi e gioiellieri per evitare che il passaggio dei membri della famiglia dei granduchi fosse disturbato dai cattivi odori proveniente dagli scarti di lavorazione delle carni. Al centro del ponte le file delle vetrine delle botteghe si interrompono con due terrazze panoramiche: quella ad est è sormontata dal corridoio vasariano, mentre l'altra ospita il monumento con busto di Benvenuto Cellini, il più famoso orafo fiorentino, realizzato da Raffaello Romanelli.
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